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Marmolada, una montagna di personalità

La particolare visione di Alberto Carton e Mauro Varotto
La Marmolada (Marmoleda, Marmolata) è una montagna speciale, centrale non solo dal punto di vista geografico per la regione dolomitica, perché da sempre fa parlare di sé. Nel panorama editoriale più recente sono almeno una decina le pubblicazioni ad essa dedicate, a riprova di un fascino e di una ricchezza di temi che continua ad alimentare e a celebrare il suo mithos, il suo racconto. Eppure, quasi sempre quei libri hanno privilegiato aspetti particolari: ora le epiche vicende della Grande Guerra, ora l’avventura alpinistica, ora gli itinerari escursionistici. Offrire di questo gruppo un’aggiornata visione d’insieme, non limitata ad approcci specialistici, è stato l’obiettivo di Alberto Carton e Mauro Varotto, autori del volume “Marmolada” (Edizioni Cierre) che è stato presentato presso la sede della SAT. Un libro che organizza testi di alta divulgazione e un repertorio iconografico d’eccezione attorno ai pilastri fondanti della “personalità” della montagna: i quadri della natura, le vicende della storia, la costruzione del suo mito. Entrambi gli autori sono docenti presso il Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova che ha sostenuto questo progetto editoriale. Il gruppo della Marmolada è prima di tutto una grandiosa meraviglia naturale, uno scrigno della storia della geologia che oggi, a due secoli di distanza dalle prime esplorazioni, è stata riconosciuta per questo dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”. Alla rilevanza geologica e geomorfologica del gruppo si aggiunge quella botanica e faunistica. I tre nomi Marmolada, Marmoleda, Marmolata con cui la montagna viene chiamata sottolineano il ruolo di complesso crocevia di lingue e culture che la Marmolada ha assunto, a partire dal medioevo. Un complesso sedimentarsi di vicende storiche, che si sovrappongono a quelle geologiche articolando i già variegati quadri della natura, consente di leggere la realtà della Marmolada non solo come cerniera, ma anche come spazio conteso. Le dispute confinarie nel secondo Novecento hanno riempito la cronaca di una Marmolada divisa tra Veneto e Trentino. Ma la Marmolada non può essere compresa appieno come “montagna dell’uomo” se non si allarga lo sguardo, unendo il massiccio propriamente detto alla corona di valli che la circondano attraverso i fili della “vita in verticale” legata all’economia agrosilvopastorale, agli assetti insediativi permanenti, semipermanenti e stagionali, qui descritti nel momento più delicato della loro trasformazione etnografica, architettonica e paesaggistica tra XIX e XX secolo. La grande conversione turistica è alle porte: la Marmolada è ormai proiettata verso una fama di livello europeo, con le peregrinazioni del Grand Tour, l’apertura della Strada delle Dolomiti, le vicende dell’alpinismo eroico che hanno fatto della parete Sud forse il palcoscenico più avvincente della storia dell’arrampicata mondiale.