contatti_header

Fedaia, il passo «Unesco» dimenticato

Chiuso 47 giorni (nonostante i cannoni). Pacher: paravalanghe non sostenibili
VAL DI FASSA. Sono due i passi trentini che più spesso vengono citati (perché chiusi) nel bollettini della viabilità trentina: uno è il passo Fedaia e l’altro è il Manghen. Ma con tutto il rispetto per il Manghen (passo selvaggio tra Valsugana e val di Fiemme, delizia di naturalisti e motociclisti, categorie che talvolta si trovano a coincidere) la chiusura del Fedaia è quella che fa notizia. Non che sia una novità, visto che nella “terribile” stagione del 2008/2010 il passo restò chiuso addirittura quattro mesi. La novità sono gli otto cannoni antivalanghe inaugurati quest’anno che non hanno evitato però 47 giorni di chiusura visto che più su – lungo il lago – tutto è rimasto come prima. La strada del passo Fedaia è forse quella che più si avvicina alle rocce dolomitiche tutelate dall’Unesco. Salite da Canazei per una decina di chilometri ed ecco a voi sua maestà la Marmolada e il suo ghiacciaio: un panorama sconvolgente di roccia, acqua e ghiaccio che sarà pure rovinato dalla diga di cemento ma in Trentino non ha uguali. Peccato che chi è salito quest’inverno si è pure fermato – un giorno “sì” e uno “no” – davanti al cartello della strada chiusa per valanghe. Gli otto gazex installati dalla Provincia in località “Sora Col Mer” sono serviti (nonostante le critiche) per mantenere aperto il collegamento lungo il versante trentino fino alla diga del Fedaia. Niente da fare, però, per chi avesse voluto raggiungere il Veneto costeggiando il lago del Fedaia (e viceversa). Così capita che sul passo della Marmolada, in una bella giornata di sole, sia difficile anche trovare un panino perché gli operatori – come è ovvio – si fanno prudenti quando l’arrivo dei turisti è garantito da una strada che va a singhiozzo. Insomma, bar e ristoranti chiusi, con l’aggravante (si legga il pezzo accanto) che questo fine settimana sono rimasti chiusi pure gli impianti. E dire che ai piedi del ghiacciaio sono venuti pure gli indiani di Bollywood a girare uno dei loro film. L’ha raccontato il Trentino il 15 gennaio scorso, con la fotografia della troupe vicino al rifugio Castiglioni. E Hollywood – giusto per essere chiari – sul Fedaia c’era già stata nel 2003 per il set di Italian Job. Pare che il collegamento fra Veneto e Trentino stia a cuore soprattutto ai bellunesi. Il sindaco di Rocca Pietore Andrea De Bernardin la mette così: «Se negli anni Settanta si fosse deciso che la statale del Fedaia fosse stata transitabile solo in estate avrei capito, ma si stabilì che la strada doveva essere transitabile tutto l’anno: gallerie, paravalanghe, spese di miliardi in vecchie lire per mettere il tracciato in sicurezza. Poi si è fermato tutto. Tanto che sul versante trentino restano ancora da fare varie opere per la messa in sicurezza». I vicini bellunesi l’impianto “gazex” installato dalla Provincia non l’hanno mai capito (e nemmeno la prospettiva di installare altri cannoni lungo il lago del Fedaia, nella speranza di risolvere il problema): «Un sistema che non serve a nulla, visto che quando le valanghe vengono fatte precipitare producono danni alla strada e bisogna sgomberare la carreggiata dalla neve». In Provincia di Trento fanno capire senza mezzi termini che per quanto riguarda la viabilità il Fedaia non è poi così strategico, con la possibilità di raggiungere il Bellunese dal San Pellegrino (più a sud) o dal Pordoi (più a nord). Lo spiega anche l’assessore ai trasporti della Provincia autonoma di Trento, Alberto Pacher, in risposta a un’interrogazione (l’ennesima) della Lega Nord. Ma Pacher cita anche altre ragioni per non investire sui paravalanghe: «La messa in sicurezza dell’intera strada dal pericolo di valanghe, oltre agli alti costi, forse non completamente sostenibili in un’ottica anche di salvaguardia della montagna, realizzabile con estensioni enormi di paravalanghe o lunghe gallerie, comporterebbe tempi realizzativi altrettanto lunghi». Ecco perché la Provincia punta sui cannoni gazex. E intanto dal fondovalle i ladini – anche l’altro giorno alla riunione del Comun generale – ricordano ancora il patto e le promesse sulla Marmolada. Chiedono “eventi importanti” per rilanciare la montagna e fanno notare che di queste cose si parlava, ormai, dieci anni fa.